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Astrologia - COMUNICAZIONE CRISTALLINA

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di Gisella Cannarsa
[Diritti riservati]


“La scienza cominciò con le stelle, nelle quali l’umanità scoprì le dominanti dell’inconscio, gli Dei, così come le bizzarre qualità psicologiche dello Zodiaco, proiezione completa della caratteriologia.”
— Carl Gustav Jung


L’astrologia non è mai stata una disciplina immobile.
Vive, muta, si trasforma insieme alla coscienza di chi la osserva.
Fortunatamente, oggi è sempre più concepita come strumento di analisi e scoperta, piuttosto che come etichetta rigida o sistema di previsioni avvilenti.
Eppure, tra vecchie e nuove teorie interpretative, spesso si perde di vista un punto essenziale: non è tanto l’astrologia a parlare, quanto la posizione interiore di chi la utilizza.
Non è un caso che, nel corso del tempo, pensatori di grande profondità si siano avvicinati a questa disciplina.
Sigmund Freud vedeva l’essere umano come una pagina inizialmente bianca, su cui l’esperienza avrebbe scritto la storia.
Carl Gustav Jung, al contrario, riteneva che alla nascita ciascuno portasse già in sé i semi della propria forma, il disegno della propria natura, perfino il compito della propria vita.
Jung fu profondamente attratto dall’astrologia e molte delle sue intuizioni risuonano chiaramente con il linguaggio simbolico del cielo. Scriveva:
“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima.”

Con il concetto di inconscio collettivo e di archetipi, ha posto le basi per quella che oggi chiamiamo astrologia archetipica: non un sistema deterministico, ma una mappa di modelli universali che trovano espressione nei pianeti, nei segni e nelle case.
Su questa stessa linea si colloca il pensiero di James Hillman, che parlava dell’essere umano come di un seme portatore di una forma specifica, non garantita ma possibile.
Definiva l’astrologia un fenomeno archetipico: senza tempo, diffuso, irresistibile, capace di toccare corde profonde.
Per Hillman, i simboli astrologici non sono mai rigidi: sono evocativi, vivi, risonanti con il mondo interiore.
Anche Roberto Assagioli, con la Psicosintesi, ha contribuito in modo decisivo a questa visione.
La sua intuizione che la psiche sia composta da subpersonalità, ognuna con una propria storia e funzione, dialoga naturalmente con il linguaggio astrologico: gli archetipi planetari come parti interne, non come condanne esterne.

Il tema di nascita, allora, non è una sentenza.
È una trama simbolica, un mandala che mostra come certi archetipi tendano a manifestarsi, e a quale livello: ogni archetipo, infatti, può esprimersi in forme elevate o degradate, mature o distorte, a seconda della storia, dell’educazione, delle convinzioni interiorizzate.
In questo senso, l’astrologia diventa uno strumento di responsabilità, non di delega.
Aiuta a riconoscere quale archetipo è attivo, come viene vissuto, dove si ripete una dinamica, dove si è caduti in una trappola simbolica.
Non per giustificarsi, ma per diventare registi consapevoli del proprio agire.
È qui che, per me, si chiarisce la differenza tra una astrologia diffusa e quella che chiamo Astrologia dell’Anima.
La prima tende a etichettare, a fissare un destino, a dare voce esclusivamente alla personalità e alle sue paure.
La seconda è evolutiva: accompagna, orienta, restituisce scelta.
Non nega le influenze, ma rifiuta l’idea che debbano essere subite. I transiti diventano occasioni, non alibi; simboli da incarnare, non da temere.
Questo approccio richiede impegno, tempo, volontà.
Chiede di lasciare andare superstizioni rassicuranti e semplificazioni comode: Mercurio retrogrado come capro espiatorio, Saturno come persecutore, Plutone come creditore arido, il karma come condanna immutabile.
Richiede presenza.
È in questo modo che oggi l’astrologia ispira il mio lavoro: nei percorsi come Le Lune dei Desideri, nell’osservazione dei cicli come catalizzatori di scelte, nell’integrazione con simboli, cristalli, pratiche immaginative e rituali.
Non per “predire”, ma per fare ordine, per riconoscere schemi ripetitivi, per uscire dalla ruota del criceto quando la trama della vita continua a riproporsi identica.

Con l’astrologia ci gioco, sì — ma con rispetto.
Perché il gioco, quando è radicato, è una forma alta di conoscenza.
Il mio intento non è spiegare il cielo, ma aiutare le persone a dialogare con la propria mappa, con semplicità e dignità, affinché possano riconoscersi, accettarsi e procedere con maggiore lucidità nel proprio cammino.

Comunicazione Cristallina
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