Vivo il dialogo tra mente e azione traducendo intuizioni complesse in pratiche quotidiane efficaci, cercando equilibrio tra cuore, corpo e mente. La mia comunicazione è incisiva, a volte un po' drastica, ma in grado di attivare gli altri a passare dalla teoria alla pratica.
A formarmi non sono stati solo i libri, gli studi tradizionali e le pratiche olistiche, ma anche esperienze vissute nel corpo e nell’arte.
Atleta agonista di nuoto, esperienza che mi ha insegnato disciplina, resistenza e la capacità di muovermi anche nelle profondità emotive.
Rock'n roll acrobatico, Tai Chi, Yoga (che ho insegnato per vent’anni), integrando ascolto, respiro e centratura, equilibrio tra velocità e lentezza.
Ho suonato il pianoforte, che mi ha allenata a coordinare entrambi gli emisferi cerebrali e unire logica, tecnica e precisione con creatività, espressività e sensibilità emotiva.
Sono una multipotenziale: mi appassiona esplorare linguaggi diversi, unire discipline lontane e trasformarle in strumenti di crescita.
E definita una Manifestor (apro percorsi nuovi, ascolto se è il momento di iniziare, non fondo sette, ma spazi sicuri), secondo l'Human Design.
È proprio questa natura a spingermi a cercare sempre nuove connessioni, a intrecciare l’arte con la spiritualità, la pratica corporea con la ricerca interiore.
Tutto questo ha formato il mio lavoro di docente, terapeuta, facilitatrice, creando percorsi in cui la visione si è intrecciata con la pratica, l’intuizione con la concretezza, la leggerezza dell’aria con la profondità delle emozioni.
Oggi il mio intento, quello della mia COMCRI e di ogni mia iniziativa, continua ad essere lo stesso: non quello di "convincere" chi non crede agli argomenti proposti, ma essere di riferimento a chi sia già interiormente convinto, perché chiamato dalla Vita, dando forma ai concetti percepiti. Uscendo da un paradigma che non ci serve più.
Non mi rivolgo alla folla.
Non perché la disprezzi, ma perché la folla dissolve la responsabilità.
Io amo dialogare con persone consapevoli, sovrane, capaci di stare in ascolto di sé, di reggere una domanda senza pretendere una risposta pronta, di attraversare un processo senza delegare la propria forza a qualcuno “che sa”.
Non mi interessa raccogliere consensi, né creare dipendenze, né essere seguita.
Mi interessa incontrare.
Un lavoro profondo — energetico, simbolico, psichico — richiede presenza, confini, capacità di discernimento.
Richiede adulti interiori.
Nel mucchio ci si perde, ci si confonde, ci si deresponsabilizza. A che pro?
Io lavoro con chi desidera restare in piedi nella propria vita, non con chi cerca qualcuno a cui appoggiarsi.
Per questo i miei spazi non sono affollati, ma sono abitati.
E questo, per me, è già un atto etico.